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L’anatocismo è un termine che deriva dal greco, (ana – di nuovo e tokos interesse). Già dalla sua etimologia possiamo iniziare a capire di cosa si tratti, in maniera esemplificativa, è il calcolo degli interessi sugli interessi. Ma cos’è nello specifico e dove possiamo applicare l’anatocismo? In questo post cercheremo di spiegarlo nei dettagli.

Per anatocismo si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché questi siano a loro volta produttivi di ulteriori interessi. Nella terminologia bancaria questi interessi sono detti composti. L’anatocismo ha come conseguenza l’usura: il suo meccanismo di capitalizzazione trimestrale finisce per far aumentare il tasso degli interessi bancari. Giuridicamente parlando, l’uso dell’anatocismo in un’obbligazione pecuniaria fa sì che il debitore debba pagare non solo il capitale e gli interessi concordati, ma anche gli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già computati e già scaduti, comportando di conseguenza un’ingente crescita del debito, specie se si hanno alti tassi di interesse.
La legge non autorizza il pagamento degli interessi sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state regolarmente pagate a scadenza. Anche se la legislazione era chiara, l’anatocismo veniva imposto dalle banche e accettato dai clienti perché erano in qualche modo convinti che fosse necessario accettare le clausole anatocistiche per poter usufruire dei servizi bancari.

Usura: l’altra faccia dell’anatocismo

Come sopra spiegato, l’anatocismo consiste nel calcolare gli interessi sugli interessi già maturati di un finanziamento (più in generale di qualsiasi operazione bancaria, prestito ecc). Agli inizi era utilizzato dagli usurai, seppur con differenti modalità, per poi diventare una pratica di ordinario utilizzo da parte delle banche. Nello specifico, ecco un esempio che può aiutare a capire cosa si intende per anatocismo:

  • Senza anatocismo: Chiedendo ad una banca un finanziamento di 10.000 euro da dover poi saldare in un anno, con un tasso di interesse fisso del 10%, ipotizzando che il prestito l’abbia ricevuto a gennaio, a dicembre dello stesso anno gli interessi saranno pari a 1.000 euro;
  • Con anatocismo: Prendendo ad esempio la situazione descritta prima e aggiungendo una clausola anatocistica semestrale, da gennaio a giugno gli interessi sarebbero pari a 500 euro; da luglio a dicembre gli interessi sarebbero pari a 525 euro, 25 euro in più dei sei mesi iniziali. Questo perché il calcolo degli interessi non si basa sul capitale di 10.000 euro, bensì sul capitale di questi 10.000 più i 500 euro di interesse dei mesi da gennaio a giugno.

Chi può richiedere l’anatocismo?

Dopo diverse sentenze, tutte dichiaranti l’anatocismo come una procedura illegittima, è stato stabilito che è possibile richiedere il rimborso degli interessi applicati in anatocismo dalla banca a partire dall’anno 2000. Possono effettuare la richiesta di rimborso per gli interessi per usura:

  • Tutti gli utenti, con conto corrente aperto o chiuso negli ultimi dieci anni. Fino ad oggi le banche sono state restie a qualunque soluzione conciliante, dichiarandosi di al rimborso solo dinanzi una sentenza definitiva.
  • Tutti i clienti bancari che hanno pagato interessi alla banca quando il proprio conto e’ andato in rosso dall’entrata in vigore dell’art. 1283 c.c. sino ad oggi;
  • Clienti che hanno unmutuo e pagano interessi di mora.

Chi non ha diritto al rimborso?

Non ne hanno diritto quei clienti con il conto corrente è stato chiuso da oltre 10 anni o chi ha aperto i conti correnti dopo il 22 aprile 2000 (data dell’entrata in vigore della delibera CICR, prevista dall’art. 252 del D. Lgs. n. 342 del 1999). Questo perché fino all’anno 2000 gli interessi venivano calcolati trimestralmente, mentre quelli a favore dei risparmiatori venivano capitalizzati una volta all’anno. Dopo il 2000 le banche hanno provveduto a calcolare gli interessi attivi e passivi con gli stessi intervalli.

Chi può chiedere rimborso alla propria banca

Tutti i correntisti, che hanno avuto conti con saldo negativo e che hanno pagato interessi trimestrali alle banche, possono chiedere rimborso alla propria banca. Il ricalcolo degli interessi può essere richiesto da persone fisiche, aziende, ditte individuali e dalle persone giuridiche come le società (che si devono avvalere di un rappresentante legale). Bisogna recuperare tutta la documentazione necessaria al ricorso: il contratto di sottoscrizione del conto corrente, gli estratti conto ricevuti dalla banca. Nel caso in cui il correntista perdesse i documenti, la banca è tenuta a consegnare al cliente soltanto gli ultimi 10 anni della documentazione inerente il rapporto bancario. La documentazione serve sia nel caso si volesse avviare la causa, sia per ottenere come rimborso somme più cospicue.

Negazione di anatocismo

Più importante del sapere cos’è l’anatocismo, è essere a conoscenza delle nuove regole che lo vietano per diverse operazioni bancarie. Queste nuove regole vietano qualunque forma di produzione di interessi sugli interessi dovuti dal cliente alla banca. Queste regole non producono cambiamenti sugli interessi di mora, cioè quelli previsti se il cliente non paga quanto deve alla scadenza del contratto (un esempio classico è il mancato pagamento della rata di un mutuo o di un finanziamento). Queste nuove regole prescindono dalla “cattiva condotta” del cliente, che appunto varia a seconda del cliente con cui si opera, ma riguardano la situazione nella sua interezza: per il calcolo e il pagamento di questi interessi si continua a fare riferimento a quanto stabilito dal contratto e dalle norme del codice civile.

Novità introdotte dalle nuove regole

Ecco nel dettaglio le novità importate dalle nuove regole su come si calcolano gli interessi e quando bisogna pagarli.

  1. Gli interessi passivi che vengono maturati nel tempo non possono produrre altri interessi;
  2. Gli interessi passivi e attivi devono essere calcolati con la stessa periodicità, ossia secondo lo stesso intervallo di tempo. (Questa regola valeva anche prima ma viene ora sottolineata)
  3. Il periodo di conteggio degli interessi non deve essere inferiore ad un anno; è stata anche fissata una data fissa e certa, il 31 dicembre. Questo significa che per il calcolo degli interessi passivi il trimestre non può più essere il periodo di riferimento. Per quelli attivi il contratto potrebbe prevedere, a vantaggio del cliente, un periodo di calcolo inferiore all’anno.
  4. Gli interessi passivi sono calcolati al 31 dicembre anche in caso di contratti stipulati in corso d’anno e, comunque, al termine del rapporto.
  5. Gli interessi passivi calcolati al 31 dicembre non sono dovuti a questa data, ma al 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati.

Conclusioni

Dopo aver letto questo articolo credi di dovere (o poter) ottenere un rimborso dalla tua banca? Se sei convinto di questa eventualità, non esitare a contattarci per una consulenza. Ogni conto corrente è una storia a parte, non esistono regole basilari per tutti.