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È da anni che grava sulle nostre teste un probabile aumento dell’IVA. Finora quest’aumento è stato solo posticipato, sarà nel 2018 che lo vedremo in azione.
L’IVA ordinaria dovrebbe aumentare dal 22 al 23%, per finanziare il taglio alle tasse sul lavoro come promesso dal presidente Gentiloni durante un’intervista. Con il taglio del cuneo fiscale (la differenza tra stipendi lordi e netti) ai neo assunti, potrebbe esserci un costo di circa 1,5 miliardi di euro per lo Stato. È necessario reperire queste risorse per avere una copertura su questa operazione: è per questo che diventa necessario l’aumento dell’IVA. Questa proposta rientra in quelle proposte auspicate dall’Unione Europea, che da tempo consiglia all’Italia di riequilibrare il carico fiscale, calando alcune imposte dirette (come l’IRPEF) e aumentando quelle indirette (IVA).

Legge di Bilancio 2017

Con la legge di bilancio del 2017 è stato deciso di congelare l’IVA fino a tutto il 2017: sarà il 2018 l’anno della resa dei conti. L’aumento dell’IVA incide sui consumi e di conseguenza su tutta l’economia italiana. Quando (e se) aumenterà nel 2018, a farne le spese saranno come sempre i consumatori, cittadini e imprese che dovranno fare l’abitudine a prezzi maggiori. Quest’aumento dei prezzi avrà come conseguenza diretta un calo dei consumi. In questo modo Gentiloni si trova a fare i conti con la più pesante delle eredità renziane.

Su cosa si basa l’aumento dell’IVA

Abbiamo già assistito negli anni ad un aumento dell’IVA: nel 2013 si passò dal 21 al 22% dell’aliquota IVA. L’aumento dell’IVA è previsto sulla base delle clausole di salvaguardia: queste clausole sono state introdotte per la prima volta nel 2011 con il Governo Berlusconi e prevedevano l’aumento dell’IVA automatico se lo Stato non era in grado di provvedere da sé al recupero delle risorse necessarie per coprire le spese finanziarie. Questa norma è lo strumento tramite cui un governo cerca di salvaguardare i vincoli di bilancio dell’Unione Europea dalla spesa prevista per la manovra finanziaria.

Cosa accadrà con il Governo Gentiloni

È fuori da ogni dubbio la volontà del governo di evitare l’aumento dell’IVA: l’idea diffusa però è che Gentiloni e il governo possano fare ben poco al riguardo. Questo perchè sono necessari, nella manovra per il 2018 del prossimo anno, per la chiusura delle clausole di salvaguardia 19,5 miliardi di euro. Di questa cifra 6,9 miliardi verranno utilizzati per evitare l’aumento dell’IVA agevolata dal 10 al 13% e i restanti 12,2 miliardi saranno utilizzati per evitare l’aumento dell’IVA ordinaria dal 22 al 25%. L’anno successivo ancora, nella manovra del 2018 per il 2019 la cifra salirà fino a 23,2 miliardi, perché si aggiungeranno nuove clausole: nel 2018 ci sarà bisogno di altri 3,6 miliardi per evitare che l’aumento dell’IVA passi dal 21 al 26%.
Ma come si potrebbero reperire le risorse necessarie per non dover arrivare ad usare le clausole di salvaguardia per l’aumento Iva al 25%? È questa la domanda che si pone il Ministro dell’Economia Padoan, che punta tutto sulla voluntary disclosure 2017: secondo le previsioni dovrebbe portare a 1,6 miliardi di euro. Se così non fosse scatterebbero gli aumenti sui beni di consumo più usati come benzina, alcol e tabacchi, già a partire da 10 settembre 2017. La voluntary disclosure è un istituto tramite il quale chi possiede illecitamente capitali all’estero può regolarizzare la propria posizione, denunciando spontaneamente le violazioni sul monitoraggio fiscale al fisco del proprio Stato di appartenenza. È l’ultima possibilità, per chi detiene illecitamente capitali all’estero, di regolarizzare il tutto e non incorrere in ulteriori sanzioni: la voluntary disclosure permette una regolarizzazione anche dal punto di vista penale, pagando le imposte e permette anche uno sconto in determinate situazioni.
L’aumento dell’IVA permetterebbe di rientrare nelle norme stabilite dall’Unione Europea: in realtà l’aumento dell’IVA potrebbe essere controproducente, perchè la sua diretta conseguenza è il calo dei consumi. Se l’obiettivo recondito all’aumento dell’IVA è quello far aumentare l’introito fiscale e quindi il prelievo effettuato sui consumi, bisogna ricordare che in Italia la pressione fiscale è al 43,7%: di questo numero però l’IVA è responsabile solo di 6 punti, i restanti 12 sono una conseguenza alle imposte sui redditi.

Chi è contro…

La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha affermato durante il presidio Cgil per il voto per l’abolizione dei voucher, che l’aumento dell’IVA è un’operazione non solo sbagliata, ma che prevede anche un’enorme perdita. L’aumento dell’IVA infatti significherebbe che i lavoratori dovrebbero finanziare doppiamente un aumento dell’IVA da una parte (che ha un impatto completamente negativo sui loro consumi) e dall’altra finanziare le imprese rispetto alla contribuzione, senza tenere in considerazione i problemi da un punto di vista previdenziale.

…e chi a favore

Ma non tutti i pareri sull’aumento dell’IVA sono negativi, la Banca d’Italia è una voce fuori dal coro. Il direttore Signorini ha spiegato che la lotta all’evasione fiscale e la razionalizzazione della spesa sono obiettivi tanto condivisi e strategici, quanto difficili da perseguire. In questo senso, secondo il direttore, andrebbe riconsiderato un aumento dell’IVA, per ottenere due obiettivi così importanti. Signorini ha poi aggiunto che una discussione del genere, sullo scambio tra un inasprimento dell’Iva e la riduzione del cuneo fiscale, è un problema complesso che merita di essere approfondita in un’opportuna sede.

Cosa comporta l’aumento dell’IVA

L’aumento dell’IVA avrebbe degli effetti decisamente negativi sul mercato e sui consumatori. A lanciare questo allarme è stata la Confesercenti, basandosi su una simulazione della Ref, secondo la quale ogni famiglia spenderebbe 310 in meno all’anno. L’impatto negativo che si avrebbe sul PIL sarebbe pari a meno 5 miliardi di euro. Parlando di cifre, l’effetto sui prezzi dovrebbe essere un aumento pari al 0,7%, considerando poi che le aliquote interesserebbero molti servizi e generi di ampio consumo, colpendo soprattutto le fasce più deboli della popolazione, è un aumento considerevole. Tra i prodotti interessati dall’incremento ci sarebbero, infatti, beni alimentari di prima necessità (carne, pesce uova e latte) ma anche servizi di ristorazione e turistici e medicinali per uso umano e veterinario.
L’aumento dell’Iva avrebbe delle ripercussioni anche su un confronto europeo, come sostiene Confesercenti: dal punto di vista dell’imposizione sui consumi l’Italia si colloca tra le prime posizioni, è seconda solo alla Svezia, (paese noto per l’elevata pressione fiscale come tutti i paesi della Scandinavia).

Conclusioni

L’aumento dell’IVA è da sempre un argomento delicato che tocca tutti i ceti sociali e tutti i cittadini, dai più ricchi ai meno abbienti. Si andrebbe incontro ad una situazione già vista, nel 2013, che ha portato molte famiglie sul lastrico e che ha lasciato altre ad abbassare il loro tenore di vita. Al momento non possiamo fare altro che aspettare le decisioni del governo, nella speranza di non dover subire un’altra volta questo aumento e tutti i disagi che porta con sé.